Immaginare nuovi accordi cromatici è uno degli aspetti del mio lavoro che più amo fare.
Nel periodo in cui collaboravo con un colorificio ceramico spagnolo – Esmalglass Itaca Grupo – mi fu chiesto, in qualità di Design Manager per l’Italia, di scrivere un articolo sull’uso e i significati del colore negli interiors. Il target sarebbe stato il business della ceramica, sia i prescrittori che i produttori.
Al tempo il brand aveva adottato una strategia lungimirante sul consolidamento del proprio ruolo riguardo al colore, non solo dal punto di vista tecnologico (in quel campo erano già autorevoli), ma anche come player intermediario tra il B2B ed il B2C.
Concordammo con la casa madre spagnola e la redazione della rivista, il tema degli accordi cromatici in termini funzionali alla lettura dello spazio e degli effetti del colore sullo stato d’animo delle persone.
Nell’articolo parlo di accordi cromatici armonici e della loro vibrante energia, facendo degli esempi anche molto diversi tra loro, ma sempre accomunati dall’essere il risultato di scelte consapevoli e ben ponderate. Quella del colore non deve essere una scelta di gusto personale o di moda (men che mai): solo così si può evitare di incorrere in effetti indesiderati o che stancano, nel tempo.
Gli ambienti caratterizzati da accordi cromatici armonici sono quelli composti da colori complementari. Per fare un esempio, pensiamo alla triade dei colori primari giallo, rosso e blu.
Scelta diametralmente opposta si può dire sia quella della combinazione di colori analoghi, cioè abbinare colori che hanno una radice cromatica comune: giallo con verde, rosso con rosa, blu con viola. Qui, il nostro occhio corre sereno lungo il percorso disegnato dal colore comune, e percepisce un ambiente estremamente confortevole.
Nell’articolo cito anche gli ambienti monocromatici e quelli pastiche, divertenti e stravaganti. È stato pubblicato nella rivista di settore, Ceramic World Review nel numero 125/2018.
Accordi cromatici: lo studio, il network
Se dovessi scrivere oggi un testo sugli accordi cromatici negli interiors, potrei farlo con maggior cognizione di causa, grazie al network di studi di architettura e interior designer che in questi anni la passione per il colore mi ha fatto incontrare.
Autorevole maestro e amico è per me Massimo Caiazzo, tra i più grandi esperti del colore oggi in Italia e che, con immensa mia soddisfazione, mi ha concesso una video-intervista. Parla di come ogni periodo nero contenga in sé i semi di germogli coloratissimi e come proprio la policromia possa essere cura e rinascita.
Massimo Caiazzo è stato educato alla policromia da un altro grande maestro del colore, Alessandro Mendini, che fa dell’uso di peculiari accordi cromatici, bizzarri ma al contempo estremamente equilibrati, la sua cifra stilistica in architettura e nel design.
Devo citare Lia Luzzatto, se parlo di quanto in me sia sempre più profondo il desiderio di approfondire questo tema progettuale. Mistero, indagine, analisi, gioia e vitalità sono attributi che vestono questa altra grande professionista. Uno dei doni più graditi quest’anno è stato quello di ricevere a casa, ancora caldo di stampa, il suo ultimo libro “I colori sono di tutti?” scritto con Renata Pompas, edito da Edizioni Mediterranee. Un testo interessante e sopraffino, da annoverare tra i libri di design che non possono mancare in uno studio di architetti.
Anche con Lia ho avuto l’onore di trascorrere un momento di scambio e condivisione in una bella intervista. Si tratta di un excursus storico sugli accordi cromatici nella moda e di come essi siano stato (e siano sempre) espressione sociale del proprio tempo.
Poi c’è il non-colore dell’architetto Mario Trimarchi, che mette in discussione la progettualità degli accordi cromatici. O meglio, rende alla nostra memoria l’origine degli studi sul colore: Madre Natura.
Mario Trimarchi parla di ricevere in dono il colore dalle cose, dalla materia. Il colore è destino, non sovrastruttura di intelligenza progettata e declinata secondo uno stile, un’epoca, i gusti. Certo che, in alcuni progetti il colore dovrà essere frutto di una specifica professionalità, ma alla base si dovrà tener conto della dignità degli oggetti e assecondare la loro espressività.
Rispettare la dignità della materia significa anche considerarne la luce sua propria e i cambiamenti che avvengono con il trascorrere del tempo, perché vuol dire considerarla viva, da vivere.
Potrei non amare il colore, che oltre questa profondità di pensiero e alla meraviglia, ha portato nella mia vita persone di tale spessore?
Vuoi approfondire lo studio del colore?
